Fragili Acque

Fragili Acque Book Cover Fragili Acque
Paola Bettiol
Poesie
Momenti AiCS editore
novembre 2010
14x21
116

PREFAZIONE
Ha senso suggerire al lettore un possibile percorso per comprendere le profonde motivazioni per cui Paola Bettiol ha composto la sua terza raccolta poetica?
Non è forse un presuntuoso arbitrio sostituirsi al lettore che ha il sacrosanto diritto di porsi senza esegeti davanti ai suoi versi?
Non dovrebbe forse essere libero – leggendo e rileggendo – di emozionarsi, di sognare o di farsi coinvolgere dal desiderio, dalla nostalgia, dall’inquetudine?

 Le 99 liriche di Fragili acque stanno in piedi da sole, non hanno bisogno di stampelle per catturare l’attenzione e la riflessione del lettore, favorito da un linguaggio apparentemente semplice.
Eppure… consapevole di contraddirmi, sottovoce dico la mia, lasciando più appropriati giudizi critici agli esperti del settore. Mi sono avvicinato con curiosità e attenzione a questa nuova raccolta dopo avere apprezzato le precedenti, che mi sono state d’aiuto per trovare conferme delle scelte linguistiche, stilistiche e tematiche dell’autri ce.

Non sarebbe dovuto accadere, ma ancora una volta mi ha piacevolmente sorpreso il suo linguaggio asciutto ed essenziale, al contempo intenso, carico di inventività, di valenze conoscitive e di originale interiorità.
Scrivere così non è solo dono di natura, ma il risultato di una lunga meditazione, anche filosofica, sulla sua esistenza non priva di sofferenze e cocenti delusioni. A ciò si è unita la frequentazione di poeti e scrittori che la hanno formata assieme all’amata musica e alla pittura, nella q uale si cimenta privilegiando l’acquerello.

Scorrendo le composizioni si avverte l’uso oculato delle figure retoriche e del ritmo del verso che, pur libero, contraddistingue le strofe sapientemente costruite. In questo contesto la parola si sublima fino a diventare forza dirompente, grumo emozionale capace, nella sua immediatezza, di elevarsi oltre la quotidianità. 

Prescindendo da queste osservazioni formali, si avverte chiaramente che per l’autrice la poesia non ha una funzione consolatoria, ma è fonte continua di sensazioni, emozioni, commozioni ed è rivelatrice della verità più intima, senza inganni o compromessi. Ancora una volta il principale motivo ispiratore delle liriche è il tempo.
Ma quale tempo?
La misura dello stesso cambia di volta in volta con una variabilità che ricorda, non a caso, il mutare leggero delle tonalità di un acquerello.

A insinuarsi tra i versi è ora la storia: ”Carta frusciante di storia/ pagine impregnate/ di inchiostro e di memoria ”. O il succedersi degli attimi e dei gi orni “E poi ancora notti/ E giorni/ E tempo/ E infine vita ”.
Oppure il ricordo bruciante di un amore finito: “Avrò ricordo di te/ nei pietrosi giorni/ quando mi piangerà addosso il tempo ”.
O, ancora, la fragile consistenza degli attimi che non ritornano perché la vita li travolge: “E il tempo/ forse/ saprà di me ”. C’è anche il tempo del dolore, quello recente per la morte dei genitori o quello lontano generato dall’immane tragedia del Vajont. E quindi il mare, altro topos dell’autrice soggiogata da que sto elemento naturale, perché “Andare là/ dove nascono le onde ” significa riprendere il dialogo con se stessa.

La distesa acquea – osservata, vissuta in stagioni diverse – induce nostalgia, procura malessere, genera disorientamento per ciò che non si conosce, angoscia per il vuoto che attanaglia, per ciò che è mancato (un amore? un desiderio? l’esistenza inesorabilmente trascorsa? i legami disciolti?). 

D’altro canto, il mare, nel silenzio acquieta, perché “Nella marea che torna/ dietro l’infinito/ si disp erdono i pensieri ”; nella solitudine libera la mente dalla materialità, in quanto luogo “Dove solo il rumore/ dei passi nell’acqua/ e il sospiro del vento/ sono compagnia ”; facilita il sogno, diventa elemento imprescindibile per riconquistare la breve, fuggevole pace interiore là “Dove le onde si richiudono/ attorno ai passi/ per cancellare i segni effimeri/ di un trasparente passaggio “. 

E pure la natura, che si propone differente al succedersi delle stagioni, prende campo nelle liriche di Paola, che in contriamo immersa nei suoi pensieri “in questa sera novembrina/ di umidi silenzi ”, o protesa verso il futuro quando sente “Profumata l’aria/ di una nuova primavera ”. Il vento scombina i desideri, la neve avvolge impalpabile e fragile i giorni uguali, i tramonti fanno parlare i silenzi, scende sui giorni e dentro l’anima la “pioggia d’autunno/ dal sapore di cenere/ e foglie bagnate ” . 

Le mie parole altro non vogliono dire. Rimane il silenzio complice di fronte a ognuna delle 99 poesie, la mente sgombra d a ogni pregiudizio, il cuore in attesa curioso di ciò che – rileggendoli – susciteranno in me ancora una volta i versi di Fragili acque. Sarà così certamente anche per gli altri, numerosi lettori.
Paolo Conte
Belluno, agosto 2010 



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